BUONA MUSICA (ANNIVERSARI)
“Life on Mars?” ed altre dieci perle musicali da ascoltare e riascoltare anche oggi.
David Bowie-Hunky Dory
1971
RCA
E’ stato pubblicato circa quarant’anni fa Hunky Dory. Ascoltando oggi il capolavoro di David Bowie traspaiono ancora l’eleganza e la disinvoltura da fricchettone aristocratico di colui che in quel periodo stava per incarnarsi nella controversa figura di Ziggy Stardust. Per descrivere tecnicamente le undici tracce sontuose e sempre attuali di tale album si può citare testualmente Wikipedia:«Inserito cronologicamente tra l’hard rock occultista di The Man Who Sold The World e la fantascienza glam di Ziggy Stardust, Hunky Dory presenta tutti gli elementi chiave della musica di Bowie in una veste pop (in senso warholiano) elegante ed efficace, ed è considerato il suo primo autentico classico». Era opportuna questa definizione tratta dalla nota enciclopedia libera di Internet per comprendere una volta di più che il futuro Duca Bianco compone pezzi incasellabili in generi ben precisi e conosciuti, riuscendo allo stesso tempo a creare in modo sopraffino tanti sottogeneri che descrivono ottimamente sé stesso ed il suo personaggio in qualsiasi fase della sua vita. In altri termini: David Bowie è un cantautore che racconta con estrema naturalezza più aspetti di sé e delle sue innumerevoli sfaccettature e Hunky Dory (che si può tradurre come “eccellente”) è la prima vera prova di questo suo incredibile potere; il merito è anche degli arrangiamenti orchestrali di Mick Ronson, oltre che del pianoforte leggiadro di Rick Wakeman degli Yes.Dalla celebre “Changes”, primo brano dell’album dal riff irresistibile e dal ritornello epocale, si passa alla deliziosa “Oh! You Pretty Things”, pezzo divertente con testo riferito al pensiero nietzchiano, mentre successivamente si giunge ad “Eight Line Poem”, traccia essenziale al punto giusto, grazie alla chitarra ed al pianoforte dei già citati Mick Ronson e Rick Wakeman. A questo punto parte “Life on Mars?”: la ascoltiamo, ci facciamo trasportare e magari ne riparliamo in conclusione quando (forse) non avremo più la pelle d’oca? Sì, dai. Facciamo così. Il pezzo è uno spettacolo come sempre.
“Kooks” è sicuramente il brano più pop del disco ed è dedicato al piccolo Zowie, figlio che David Robert Jones (vero nome di David Bowie) aveva avuto dalla moglie Angela Barnett proprio in quell’anno, mentre “Quicksand” è una ballata che spiega in qualche modo anche la copertina dell’album sulla quale è raffigurato il cantautore inglese ritratto in una posa che richiama un’istantanea della diva del cinema muto Greta Garbo:«I’m living in a silent film...»-«Sto vivendo in un film muto...», «I'm the twisted name on Garbo's eyes...»-«Sono il nome intrecciato negli occhi della Garbo...». “Fill Your Heart” è una cover di Biff Rose, ma il pezzo qui diventa molto più morbido e solare mediante la voce di David Bowie, il tempo più veloce e l’arrangiamento trionfale di Mick Ronson. “Andy Warhol” è una dedica ironica ed affettuosa al mitico artista esponente della pop-art citato nel titolo del brano oltre che nel ritornello, mentre in “Song for Bob Dylan” il futuro Ziggy Stardust rivolge un appello esplicito al cantautore americano, affinché torni ad assumere nuovamente il ruolo del poeta, scrivendo ancora i testi che lo hanno reso grande; “Queen Bitch” è un omaggio ai Velvet Underground con la personalizzazione proto-glam di David Bowie ed infine “The Bewlay Brothers” chiude l’album con un'atmosfera essenziale che cresce e che viene repressa nell’inciso: il pezzo era dedicato al rapporto del medesimo Bowie con il fratellastro Terry Burns, già malato di schizofrenia in quel periodo e già sottoposto a cure psichiatriche sino al suicidio avvenuto nel 1985.
Ci avviamo verso la conclusione e quindi con un po’ più di lucidità (per modo di dire) riprendiamo il discorso riguardo a “Life on Mars?”: il pezzo è ispirato a My Way di Frank Sinatra come si evince anche dalle note del retrocopertina (di fianco al titolo del pezzo si legge:«Inspired by Frankie»); il testo ha per protagonista una «ragazza dai capelli di topo» («girl with the mousy hair»), la quale si trova ad assistere alle liti dei suoi genitori e cerca rifugio nel mondo del cinema, sebbene mostri più in generale una particolare sensibilità per il mondo dei media, tanto che nella seconda strofa si palesano dinanzi ai suoi occhi immagini di vario genere da John Lennon a Mickey Mouse sino all’inno patriottico Rule Britannia; anche in questo brano comunque fanno la differenza il pianoforte di Rick Wakeman e soprattutto la voce unica di David Bowie.
Si possono aggiungere particolari sempre più minuziosi al fine di celebrare degnamente un artista, un album o un brano, ma alla lunga può diventare noioso. Se la musica è buona va ascoltata, punto e basta. Buon ascolto e buona musica a tutti!
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